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Il Mekong attraversa il Laos da nord verso sud e tocca molte delle tappe più belle del paese. Proprio per questo tanti viaggiatori lo immaginano come una lunga crociera da seguire dall’inizio alla fine. È un’idea romantica, che sulla mappa reale però non regge. Chi costruisce l’itinerario in questo modo finisce quasi sempre con trasferimenti complicati e giorni persi.
Molto meglio scegliere due o tre esperienze sul fiume e inserirle in un programma più ampio. Per il resto ci sono il treno, la strada e qualche volo interno nei punti in cui conviene.
Perché il Mekong non si segue tutto in barca
Le ragioni sono molto concrete. Tra Luang Prabang e Vientiane il fiume piega verso ovest con un’ansa lunghissima. Su quel tratto non esistono battelli di linea per passeggeri. Lungo il percorso c’è anche la diga di Xayaburi, che ha cambiato del tutto la navigazione. Oggi lo stesso spostamento si fa in treno in circa due ore.
Più a sud il fiume torna navigabile solo a tratti. Vicino al confine con la Cambogia le cascate di Khone chiudono di fatto il passaggio. Anche lì, tra l’altro, è stata costruita una diga, quella di Don Sahong. Il Mekong resta il filo del paesaggio, ma per spostarsi conviene usarlo solo dove regala davvero qualcosa in più.

La slow boat da Huay Xai a Luang Prabang
È l’esperienza più famosa sul Mekong laotiano. Si parte da Huay Xai, di fronte alla cittadina thailandese di Chiang Khong, e si arriva a Luang Prabang in due giorni. La notte si passa a Pakbeng, un villaggio cresciuto proprio grazie ai passeggeri delle barche.
Il primo giorno servono circa sei o sette ore di navigazione, il secondo anche qualcosa in più. La barca pubblica è spartana, con panche di legno o sedili recuperati da vecchie auto. Conviene portarsi un cuscino e qualcosa da mangiare, perché a bordo si trova poco.
Chi vuole più comodità può scegliere una crociera privata come la Luang Say. Il percorso è lo stesso, ma si viaggia in pochi e il pranzo viene servito a bordo. La notte si passa in un lodge sul fiume a Pakbeng.
La slow boat ha senso soprattutto se si arriva dal nord della Thailandia e si ha tempo. Chi ha pochi giorni fa meglio a raggiungere Luang Prabang in aereo o in treno e a vivere il fiume con uscite più brevi.
Luang Prabang e il fiume
Per un primo viaggio in Laos, Luang Prabang è il posto dove il Mekong si vive meglio. La città vecchia sta su una piccola penisola tra il Mekong e il Nam Khan. Il fiume fa parte della vita di tutti i giorni. Al tramonto la riva si riempie di gente, mentre le barchette locali fanno la spola con i villaggi sull’altra sponda.
L’escursione classica è quella alle grotte di Pak Ou, circa 25 chilometri a nord, dove il Nam Ou si getta nel Mekong. Dentro ci sono migliaia di statuette del Buddha lasciate dai fedeli nel corso dei secoli. In barca si risale il fiume in un paio d’ore, mentre il ritorno con la corrente è più veloce. Molte barche si fermano a Ban Xang Hai, il villaggio dove si distilla il lao-lao, la grappa di riso locale. In tutto si tratta di una mezza giornata abbondante.
Nello stesso pacchetto finiscono spesso anche le cascate di Kuang Si, che con Pak Ou hanno poco in comune. Kuang Si si trova in mezzo alla foresta, una trentina di chilometri a sud della città. Si raggiunge su strada in circa 45 minuti. Le sue piscine turchesi valgono assolutamente la gita, solo che con il Mekong non c’entrano.
Con tre giorni pieni a Luang Prabang si sta comodi. Uno si dedica ai templi e alla città vecchia, uno a Kuang Si e l’ultimo alla navigazione verso Pak Ou, senza fretta. Un quarto giorno si riempie facilmente con una passeggiata sull’altra riva o qualche ora tranquilla lungo il Nam Khan.

Vientiane e il lungofiume
A Vientiane il Mekong fa da sfondo più che da attrazione. La città si affaccia sul fiume e sull’altra riva c’è già la Thailandia. Il momento giusto è il tardo pomeriggio, quando il lungofiume si anima con la gente del posto e le bancarelle del mercato serale.
Vientiane non ha il fascino immediato di Luang Prabang, però in un itinerario da nord a sud ci sta bene. Dal 2021 la ferrovia Laos-Cina ha cambiato il modo di muoversi nel paese. Il treno collega Vientiane a Vang Vieng in circa un’ora e a Luang Prabang in circa due. Verso il sud invece i binari non arrivano. Per raggiungere Pakse si prende un volo interno di poco più di un’ora oppure un bus notturno, molto più lungo ed economico.
Il sud del Laos tra Pakse, Champassak e Wat Phou
Nel sud il Mekong cambia carattere. Il fiume si allarga, il paesaggio si apre e il ritmo rallenta ancora di più. Pakse è la base naturale per esplorare la zona.
A circa un’ora di strada c’è Champassak, un paesino sonnolento affacciato sul fiume. Poco fuori si trova il Wat Phou, un complesso di templi khmer con origini più antiche di Angkor, oggi patrimonio UNESCO. Le rovine salgono lungo il fianco di una montagna e di solito ci sono pochissimi visitatori. Vale la pena dormire a Champassak almeno una notte per arrivarci con la luce del mattino.
In questa zona esiste anche l’unica vera crociera del sud. È la Vat Phou, un battello che in tre giorni scende da Pakse fino alle 4000 isole, con sosta proprio al tempio. È un’opzione comoda per chi vuole vivere il fiume senza pensare alla logistica. In tutti gli altri casi il sud si gira combinando strada, brevi traversate in barca e soste nei posti giusti.
Le 4000 isole
Si Phan Don, le 4000 isole, è il tratto in cui il Mekong si allarga fino a quasi 14 chilometri. Qui il fiume si divide in un labirinto di isolotti, canali e banchi di sabbia. Nella stagione secca ne emergono ancora di più.
Le isole dove si dorme sono tre. Don Khong è la più grande e la più tranquilla. Don Det è la preferita dai viaggiatori indipendenti, con amache, bungalow e bar affacciati sull’acqua. Don Khon è collegata a Don Det da un vecchio ponte ferroviario francese. È un buon compromesso tra calma e cose da fare.
Da Don Khon si arriva in bicicletta alle cascate di Li Phi, dove il fiume si spezza tra le rocce con una forza impressionante. Poco più a est, sulla terraferma, ci sono le cascate di Khone Phapheng, le più grandi del Sud-est asiatico per volume d’acqua. Sono proprio loro il motivo per cui le barche non possono proseguire verso la Cambogia.
Nakasang è il molo per Don Det e Don Khon. Da Pakse servono circa due ore e mezza di strada, poi una breve traversata. Le 4000 isole meritano almeno due o tre notti, quindi difficilmente entrano in un viaggio di pochi giorni.

Quando navigare sul Mekong
Il periodo migliore per il Laos è la stagione secca, da novembre a marzo, con cielo limpido e temperature gradevoli. Sul fiume però conta anche il livello dell’acqua. Da luglio a ottobre il Mekong è pieno e la corrente è forte, anche se piove spesso. Tra febbraio e maggio l’acqua scende e in alcuni tratti affiorano rocce e banchi di sabbia.
La slow boat viaggia comunque tutto l’anno. C’è però un dettaglio che in pochi considerano. Tra marzo e aprile nel nord del paese si bruciano i campi, e la foschia può coprire il paesaggio per giorni interi. Chi naviga in quel periodo rischia di vedere molto meno di quanto sperava. Novembre, dicembre e gennaio restano i mesi più belli per la slow boat. Le uscite brevi da Luang Prabang funzionano invece in ogni stagione.
Quanti giorni servono e come organizzarli
Con 5-7 giorni conviene concentrarsi sul nord. Luang Prabang con la gita a Pak Ou è la base perfetta, e se avanza tempo si aggiunge Vang Vieng in treno. Un tramonto sul lungofiume di Vientiane chiude bene il viaggio prima del volo di ritorno.
Con 10 giorni si riesce a scendere in treno da Luang Prabang a Vientiane, con una sosta a Vang Vieng. Da lì si vola a Pakse per il sud. Il volo interno in questo caso è indispensabile, perché senza i giorni se ne vanno in bus. Il programma sta in piedi, ma tra orari dei treni, voli e barche gli incastri si fanno stretti. Per questo Tuttolaos collabora con un’agenzia locale che conosce il paese da anni. Se ci racconti quanti giorni hai e che viaggio immagini, possiamo prepararti un itinerario su misura, crociere sul Mekong comprese.
Con due settimane il viaggio trova il suo ritmo. Si può entrare dalla Thailandia con la slow boat, scendere in treno fino a Vientiane e chiudere con Champassak e le 4000 isole. Il fiume torna più volte lungo il percorso, senza mai diventare un vincolo.